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Rai, scattano le dimissioni in massa dalla vigilanza, ma Villari resiste

ROMA (20 gennaio) – Trentasette componenti su quaranta della commissione di Vigilanza si dimettono. E’ l’attacco decisivo di maggioranza e opposizione per far dimettere da presidente Riccardo Villari. Che tenta subito una contromossa. Si dice disponibile a mettere all’ordine del giorno della commissione le proprie dimissioni. Ma solo dopo che saranno stati esauriti gli altri punti già fissati, tra cui il rinnovo del cda Rai.

La mossa non ha successo. «La paralisi della Vigilanza è oggettiva e irreversibile», dichiara, e suona come una conclusione, il presidente del Senato Renato Schifani.

«E’ compito dei presidenti di Camera e Senato – aggiunge la seconda carica dello Stato – assicurare il funzionamento della commissione. Con Fini di comune accordo troveremo una soluzione». Schifani conferma anche che i 37 deputati e senatori di maggioranza e opposizione che si sono dimessi, prima della riunione della Vigilanza convocata per oggi alle 14, non saranno sostituiti.

Protestano voci isolate: l’Italia dei valori che si è già dimessa da tempo dalla commissione e giudica tardiva la decisione del Pd e i due componenti (il radicale Beltrandi e Sardelli del Mpa) che fino alla fine hanno difeso Villari.

«È una giornata nera per il Parlamento e le istituzioni», commenta amaro il presidente ancora in carica. «Gli italiani giudicheranno. Certo per le procedure democratiche del nostro Paese è un duro colpo, che purtroppo farà scuola. Valuterò – conclude – e ne trarrò le conseguenze».

Insomma Villari è rimasto solo, a due mesi dalla nomina, ottenuta a sorpresa con 21 voti del centrodestra e solo due del centrosinistra per lui, senatore del Pd. Espulso dal partito, ora si ritrova a San Macuto una commissione vuota, dopo che la scorsa settimana avevano affrontato il lungo ordine del giorno in tre.

I compiti della Vigilanza, dice il portavoce Forza Italia Daniele Capezzone, spetteranno ora al prossimo presidente e alla nuova commissione. Dopo le dimissioni di tutti i componenti della Commissione di vigilanza che non saranno sostituiti, la bicamerale si «autoscioglierà» in base ad un articolo del regolamento del Senato che sarà fatto proprio anche dalla Camera, spiega il capogruppo Pd in Vigilanza Fabrizio Morri.

Sarà così tutto da rifare. Dall’inizio della legislatura la Commissione che vigila sulla Rai non ha ancora iniziato a funzionare e dopo la bocciatura della candidatura di Leoluca Orlando (Idv), e la battaglia politica in seguito alla presidenza Villari, resta in piedi la candidatura bipartisan di Sergio Zavoli.

Andando a votare tutti concordi si può eleggere il presidente alla prima seduta, poi sul tavolo appunto molte questioni urgenti a partire dalla nomina del cda scaduto dal giugno scorso. Volendo ci sarebbe anche già fissata per il 29 gennaio un’assemblea dei soci Rai disponibile alla ratifica.

Ma se, come ipotizza Roberto Rao, neanche le dimissioni collettive servissero, allora l’Udc è pronta a presentare un progetto di legge che potrebbe essere approvato in sede legislativa in pochi giorni, che cambierebbe nome alla commissione e ne ridurrebbe da 40 a 30 i componenti.
Al.Gu.

Il Messaggero.

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Categorie:Vigilanza Rai
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